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Pasqua

Christòs Anèsti !!!!! Cristo è Risorto .............. !!! 

Alithòs Anèsti !!!! E’ veramente risorto ......... !!! 

             Questo è il tradizionale saluto e la risposta che è usanza scambiarsi per Pasqua. Un saluto che racchiude e simboleggia il significato della Pasqua, profondamente sentita in Grecia. Infatti, è la più grande festa religiosa della Chiesa Greca Ortodossa, che cade nel periodo primaverile e non sempre coincide con la data della Pasqua Cattolica. Il simbolo cristiano della Pasqua è stato consacrato per la prima volta dall’Apostolo Paolo sin dall’epoca in cui i cristiani iniziarono a festeggiare la Pasqua separatamente dagli Ebrei mantenendone alcuni elementi ed aggiungendone altri. Ciò è evidente dall’agnello pasquale (ovelias) e dalle uova rosse. Il tipico ciambellone pasquale è lo “tsoureki” con le uova rosse preparato con farina dura, uova, zucchero, burro, lievito, erba aromatica “machlepi”, masticha, acqua calda, da evitare latte e sale ed il mixer. La lievitazione deve essere effettuata a mano e su legno per ottenere il risultato migliore; inoltre non deve essere eccessivamente bagnato e mollo ma mantenere la sua freschezza per alcuni giorni in quanto non si consuma subito tutto, conservato in ambienti freschi e addirittura nel congelatore, la forma a intreccio (come la treccia dei capelli) e stretta allungata. Durante la Settimana Santa (ultima settimana prima della Domenica di Pasqua) fervono i preparativi. Prima della festa di Pasqua, si rispetta un periodo di digiuno della durata di 50 giorni. Il Sabato di Lazzaro i ragazzi girano di casa in casa cantando il “Lazzaro” e ricevendo in dono denaro e uova. La Domenica delle Palme (detta “ton Vaìon” in greco da “vaghià” = palme), precedente a quella di Pasqua tutti fedeli si recano in chiesa per prendere la croce fatta di foglie di palma, che collocheranno vicino alle figure sacre per essere protetti tutto l’anno. Il Martedi Santo, le casalinghe preparano i tipici biscottini chiamati “koulourakia”, Mercoledi Santo la casa viene pulita da cima a fondo mentre nel pomeriggio si recano tutti in Chiesa per la “Sacra Unzione” (“efchèleon”). Il Giovedi Santo è il giorno in cui si colorano le uova di rosso; infatti è impossibile concepire la Pasqua in Grecia senza le uova rosse. Secondo alcuni scrittori gli Ebrei coloravano così le uova durante i festeggiamenti, mentre nell’epoca bizantina si preparavano dei ciambelloni con al centro un buco per collocare l’uovo rosso. Si dice che questo colore abbia un potere protettivo. L’uovo, dal quale nascono gli uccelli, simboleggia la nascita, mentre il rosso è il colore della vita. In serata, dopo la celebrazione liturgica dei 12 Vangeli (“Evaghelia”), alcune ragazze adornano l’Epitaffio (processione funebre con la bara) con ghirlande di fiori bianchi in modo che possa essere pronta, la mattina dopo, ad ospitare il corpo di Cristo per la Deposizione (“Apokathìlosi”). Venerdi Santo è considerato giorno di lutto. I Greci rispettano il digiuno e non mangiano dolci per amore di Cristo. Zuppa di “tachìni” (“tachinòsoupa” a base di sesamo bollito detto appunto “tachìni), lattuga con aceto oppure lenticchie con aceto sono i piatti preferiti. Nessuno deve tenere in mano un martello, chiodi o aghi: è un grave peccato. La sera in Chiesa si celebra il Vespro (”Esperinòs”) e dopo la funzione religiosa inizia la processione funebre dell’Epitaffio; la bara, ricoperta di fiori, viene portata fuori dalla Chiesa per percorrere le vie della città o del paese. Gli stendardi e la Croce precedono la bara, seguita dalla banda, che suona la marcia funebre, i sacerdoti cantori, il clero, le portatrici di profumi (“myrofores”), le immagini dei cherubini (“exaptèryga”), sostenute da bambini vestiti da sacerdote, il corpo dei giovani esploratori o boy-scouts ed infine fedeli. Lungo tutto il percorso, i fedeli gettano fiori ed aromi profumati e tengono in mano una candela accesa. Ad Atene accompagnano l’Epitaffio l’Arcivescovo, le più importanti Autorità di Governo e l’esercito. La festa culmina nella notte tra il Sabato e la Domenica, quando nelle chiese, decorate con foglie di alloro e di mirto al posto degli addobbi funebri, a mezzanotte, al termine della lunga funzione, viene annunciata la Resurrezione di Cristo (“Anàstasi”) tra i rintocchi delle campane che suonano a festa. Ogni fedele accende una candela e la tradizione vuole che se una ragazza accende la propria candela da quella di un ragazzo, i due si sposeranno entro l’anno. Come pure è di buon auspicio, dopo la funzione religiosa della Resurrezione, tornare a casa con la grande candela ancora accesa dalla luce Santa. Prima di entrare per consumare la tradizionale cena a base di uova rosse e zuppa di frattaglie (“maghirìtsa”), i fedeli fanno una croce con il fumo della candela sull’infisso superiore della porta d’ingresso, accendono il lumicino che hanno innanzi alle immagini sacre o dei cari mantenendolo acceso tutto l’anno sino alla prossima Resurrezione. La Domenica di Pasqua si mangia l’agnello allo spiedo (“ovelias”), la cui cottura assume le sembianze di un vero rito con i vecchi, che ancora oggi indossano i costumi tradizionali locali, e gli uomini, che seduti davanti agli spiedi disposti in fila l’uno dietro l’altro, si alternano nella lunga fase della cottura che inizia sin dalle prime ore della mattina. I festeggiamenti si svolgono all’aperto con canti e balli e lo straniero che eventualmente si trovasse in Grecia per la ricorrenza viene ben accolto ed invitato con la classica ospitalità e cordialità greca e a nessuno è dato di passare senza che abbia la sua porzione di agnello ed un bicchiere di vino. Una tradizione greca molto antica è quella di tenere l’uovo rosso in mano in posizione retta mentre un’altra persona cerca di battere il guscio con l’estremità del proprio uovo per romperlo. Chi ci riesce sarà considerato il fortunato dell’anno.  I festeggiamenti variano da regione a regione. 

            PATMOS: Conosciuta come l’isola ove Giovanni scrisse l’Apocalisse, resta un polo d’attrazione avendo il privilegio dell’eredità ininterrotta e fedele di tutte le tradizioni, grazie all’esistenza del Monastero di Giovanni Teologo. Epicentro delle liturgie mistiche e delle Messe è il “Niptìras” (Lavabo), ogni anno adornato con foglie di palma e fiori primaverili. Il Giovedi Santo il Niptiras viene collocato in una piazza di Chòra su una tribuna, che piano piano si riempie di gente. Per un’ora e mezza circa, un sacerdote, nel ruolo di Cristo, bagna i piedi dei dodici monaci che rappresentano i discepoli, così come Cristo aveva lavato i piedi dei suoi discepoli prima della sua Crocifissione. La Domenica di Pasqua, alle 3 di pomeriggio, nel Monastero di Patmos si celebra la 2a Resurrezione durante la quale viene letto il Vangelo della Resurrezione in sette lingue ed il priore distribuisce uova rosse ai fedeli. Le manifestazioni terminano il Martedi di Pasqua con la processione a Chora delle icone del Monastero. (TEL.02470/31325) 

            CORFU’: La Domenica delle Palme, alle 11.00 di mattina, si svolge la Processione delle Venerabili Spoglie di Agios Spyridon (prima uscita Sabato Santo alle 09.00) e gira per una città vestita di rosso a causa del tradizionale “DAMASKO” che vuole panni rossi stesi sulle finestre di tutte le case. E’ la più grande Processione che si celebra sin dal 1630 in ricordo della liberazione dalla grande peste che colpì e mise in ginocchio gli abitanti dell’isola nel 1629. Alla processione prendono parte tutte e 14 le Orchestre Filarmoniche di Corfù. Il Venerdi Santo alle ore 14.00, l’Imponente Epitaffio parte dalla chiesa di Aghios Georgios nel Castello Vecchio. Sino alle 21.30, da ogni chiesa esce l’Epitaffio con la propria Banda seguito dai cori e dalle bambine che tengono in mano i cestini pieni di fiori profumati per incontrarsi poi tutti nella Piazza della Spianada con il solenne Epitaffio di Aghia Theodora, della Metropoli. Le filarmoniche suonano la marcia funebre (ad es. l’”Adagio” di Albinoni) seguite dal grande coro, dal sacro clericato e dalle autorità locali. La messa in scena di un terremoto artificiale fa parte della tradizione del Sacro Santuario della Madonna degli Stranieri (“Panaghìa ton Xènon”). Alle 06.00 di mattina del Sabato Santo viene rappresentato questo terremoto così come viene descritto nel Sacro Vangelo, evento straordinario conseguente la Resurrezione del Signore. Alle 09.00 l’Epitaffio della Chiesa di Agios Spyridon gira per la città; nel 1574 i Veneziani vietarono agli ortodossi di far girare l’Epitaffio il Venerdi Santo e da allora gli abitanti dell’isola lo fanno uscire di mattina assieme alle Venerabili Spoglie del Santo. E’ la Processione più antica in memoria del miracolo del Santo che salvò la gente di Corfù dalla carestia. La Processione è preceduta dal Santo seguito dall’Epitaffio. Il corteo si muove ritmicamente con i suoni funebri delle tre filarmoniche cittadine. Partendo dal Municipio si suona l’”Amleto”, marcia funebre del compositore italiano Fazio che per tradizione suona l’Antica Orchestra Filarmonica. Segue l’altra marcia funebre “Calde lacrime” del compositore italiano Micheli della Filarmonica Mantzaros ed infine la Filarmonica Capodistria con la marcia funebre dall’Eroica di Beethoven. Alla fine della Processione, il Santo resterà nel suo portale sino al Martedi di Pasqua per il pellegrinaggio. Alle 11.00 del Sabato Santo la gente attende la prima Resurrezione. Appena terminata la messa nella Mitropoli, le campane delle chiese suonano e dalle finestre delle case vengono gettate sulla strada migliaia di contenitori in argilla (“botides”) che provocano un grande fragore. Quest’usanza fonda le sue radici in un famoso corion del Vangelo.  Un’altra tradizione pasquale di Corfù è quella del “Mastelo” (botte) tramandato dall’Ente per le Manifestazioni di Corfù. Sotto la “Pigna Metallica”, ancora appesa all’incrocio delle Vie Nikiforou Theotoki & Filarmonikis, si radunano i “Fakinì”, cioè i facchini della città ed i “Piniadòri”, che collocano nel mezzo del marciapiede una botte di legno. Questa botte viene adornata con mirti, quindi riempita d’acqua ed i Piniadori invitano la gente a gettare dentro delle monete per il buon auspicio. All’avvicinarsi dell’ora della prima Resurrezione, i Piniadori sparpagliati nella Piazza corrono per prendere qualcuno da gettare nella botte che, una volta uscito dalla botte tutto bagnato, tenta a sua volta di bagnare la gente intorno durante la sfilata delle bande che suonano l’allegra marcia “Donne Greche, non abbiate paura!!”. Infine, il “bagnato”, felice e sorridente, esce dalla botte recuperando tutte le monete che erano state gettate dentro. La sera del Sabato Santo, nella Pano Platia (Piazza Superiore) si celebra la Resurrezione con uno spettacolo unico e fantasmagorico. Su tutte le finestre delle case vicine ci sono candele accese. Le finestre dei grandi edifici a sei piani, insieme allo spettacolo delle candele dei fedeli che seguono la liturgia della Resurrezione, formano un’immagine maestosa. La Messa della Resurrezione continua presso il Monastero Sacro di Aghia Paraskevi (Platì Kantoùni). La Domenica di Pasqua, dalle 7 del mattino ogni chiesa, come succede anche con l’Epitaffio, celebra la Resurrezione con parate delle orchestre filarmoniche, sfilate delle scolaresche, cori e boy-scouts. A mezzogiorno, presso la Nuova Fortezza alla Stazione Marittima di Corfù vengono offerti antipasti tipici e divertimento con la musica di alcuni complessi musicali. (Tel.COMUNE 06610/42601) 

            ZANTE: I festeggiamenti della Settimana Santa a Zante sono momenti unici ed irripetibili vissuti dagli abitanti dell’isola e dai visitatori occasionali. La commovente atmosfera che si crea e la particolarità della “Pasqua di Zacinto” con le caratteristiche “adètia” (usanze) trasformano questa festa in qualcosa di singolare per tutta la Grecia. A mezzogiorno del Venerdi Santo, una folla enorme di fedeli partecipa alla processione del Crocefisso che attraversa tutta la città. Alla Chiesa Metropolita di Aghios Nikolaos ton Xenon (San Nicola dei Forestieri), la processione dell’Epitaffio si celebra nelle prime ore del Sabato Santo, secondo un’antichissima usanza locale, mentre all’alba il Despote annuncia la Resurrezione. Al primo rintocco della campana, il Despote libera alcune colombe bianche mentre dal campanile vengono gettati in strada contenitori di argilla, così come gli abitanti dell’isola fanno dalle finestre delle loro case. (Tel.COMUNE DI ZANTE 06950/22315) 

            LEFKADA: La sera del Venerdi Santo si celebra la processione degli Epitaffi delle varie Enorie (Parrocchie) iniziando dalla strada principale del capoluogo per finire nella tradizionale piazza centrale di stile veneziano; il tutto si svolge con l’accompagnamento dell’Orchestra Filarmonica. La mattina del Sabato Santo, la Filarmonica esegue allegri versi musicali girando per le vie cittadine, mentre le casalinghe gettano e rompono vasi di argilla fuori dalle loro case. (Tel. COMUNE DI LEFKADA 06450/24962) 

            YDRA: Il Venerdi Santo, si celebra qualcosa di veramente unico: l’Epitaffio del quartiere Kamìni entra in mare, viene celebrata la Messa e si crea un’atmosfera molto commovente. Successivamente, gli Epitaffi di quattro parrocchie si incontrano nel porto principale e tutto assume un colore particolare. Al momento della Resurrezione la notte viene illuminata a giorno dai tantissimi fuochi d’artificio. Il giorno dopo, si celebra all’interno dello stadio la bruciatura del Giuda, un fantoccio riempito di materiale infiammabile, davanti agli occhi dei locali e dei visitatori dell’isola. (Tel.COMUNE DI YDRA 02980/53003) 

            KYTHNOS: L’usanza più particolare dell’isola è quella della “koùnia” (altalena). La Domenica di Pasqua, a mezzogiorno, nella piazza principale, viene collocata un’altalena sulla quale si dondolano ragazzi e ragazze che indossano abiti tradizionali. Quello o quella che dondolerà l’altro, si impegna davanti a Dio e alle persone presenti per il matrimonio. La sera del Sabato Santo prevale l’usanza del “perdono”, cioè tutti coloro hanno parenti defunti portano in chiesa carne arrosto, vino e pane che, non appena “benedetti” dal sacerdote, vengono offerti alla gente.(Tel.COMUNITA’ 02810/31277) 

            FOLEGANDROS: I giorni di Pasqua, gli abitanti dell’isola imbiancano le loro case. L’usanza vuole che la processione dell’icona dell’Assunzione duri tre giorni accompagnata dai fedeli casa per casa. (Tel.COMUNITA’ 02860/41285) 

            PAROS: La processione dell’Epitaffio di Marpissa è particolarmente interessante in quanto durante il suo percorso effettua circa 15 fermate. Ad ogni sosta viene illuminata una parte di montagna dove dei giovani, vestiti da soldati Romani e discepoli di Cristo, rappresentano scene dell’ingresso a Gerusalemme, la preghiera al Monte degli Ulivi, il Martirio della Crocefissione e la Resurrezione. A mezzanotte del Sabato Santo l’isola si riempie di luci e di fuochi d’artificio. (Tel.COMUNE 02840/21222) 

            SYROS: Sull’isola la Pasqua viene celebrata con grande solennità presso le due comunità religiose, quella ortodossa e quella cattolica. Nella Chiesa di Agios Georgios, nella Cattedrale (Mitropoli) dei Cattolici di Ano Syros (Syros Superiore), la Madonna dei Gesuiti e Agios Ioannis dei Cappuccini, nella Mitropoli della Metamorfosi (Ortodossa) iniziano contemporaneamente le funzioni per la celebrazione della Pasqua, ognuna con le proprie particolarità. (Tel.COMUNE 02810/82500) 

            TINOS-SANTORINI-NAXOS: oltre a Syros, in queste tre isole si celebra la Pasqua con rito cattolico. Naxos celebra la Pasqua con funzioni lungo le strette viuzze della Fortezza (Kastro) Medievale o presso la Cappella, e nella Mitropoli della Panaghia (del XII°-XIII° sec.). A FIRA’, Santorini, rito Cattolico nel Monastero delle Suore Domenicane le quali, a chi lo desidera,  offrono ospitalità ad un prezzo simbolico. A Tinos i fedeli accompagnano le funzioni Pasquali con l’armonio e canti corali. 

            SIFNOS: La sera del Giovedì Santo hanno inizio le celebrazioni dopo la Processione del Crocifisso. I giovani accendono con grande velocità e di corsa i lumi a olio di tutte le chiese e monasteri dell’isola, ben 360 circa. La Funzione del Venerdi Santo è tipica del Chiesa Panaghia Eleoussa del villaggio Kastro, la Domenica quella dell’Amore (“Agapis”) nel Monastero Vrissianis sulla strada verso Plati Gialos. Qui il Priore distribuisce dolci tipici locali (melopittes e lazarakia) e uova rosse. Il piatto pasquale tipico dell’isola è la “mastela” (capretto o agnello in forme di ceramica con vino rosso non dolce e aneto). 

            ASTYPALEA: La Domenica di Pasqua, dopo la Resurrezione, viene bruciato il Giuda oppure secondo la tradizione degli abitanti dell’isola il “Kaìri”, fantoccio di una persona vestita con indumenti vecchi e legata ad un palo di legno alla porta della chiesa. Seguono poi i festeggiamenti. (Tel.COMUNE 02430/61166) 

            RODI (IALYSSOS): Il Sabato di Lazzaro (8 giorni prima della Domenica di Pasqua), i bambini girano di casa in casa e cantano il “Lazzaro” raccogliendo denaro e uova per i sacerdoti. Anticamente, in questo giorno, nessun agricoltore si recava al proprio podere perchè c’era la credenza che tutto ciò che avrebbero preso in mano si sarebbe guastato. Durante la Settimana Santa era permesso, invece, raccogliere rami secchi per l’accensione dei forni per cuocere i biscotti detti “koulouria”. Nello stesso giorno, in tutte le case le casalinghe preparano piccoli kouloria (“koulourakia”) chiamati “Lazarakia”, che simboleggiano appunto il corpo di Lazzaro avvolto nel lenzuolo funebre. La mattina del Giovedi Santo, compagnie di ragazzi girano per tutti i quartieri con in mano alcuni panieri e, cantando, raccolgono fiori per addobbare l’Epitaffio che sarà pronto in serata. Dopo la Crocifissione, nella Chiesa resteranno solo le donne che canteranno salmi funebri tradizionali (Mirologìe). (Tel.COMUNE 02410/92219) 

            KALYMNOS: Il Sabato di Lazzaro continua l’usanza di impastare i “Lazzari”, cioè una figura dove risaltano le mani, i piedi e la testa. Di mattina, dopo la messa, i ragazzi escono per le strade e cantano le tradizionali “kalanda” per Lazzaro. Giovedi Santo, nel primo pomeriggio in alcune chiese gli isolani si riuniscono per preparare il Giuda. Prima viene preparato il corpo con le mani e i piedi poi riempito con stracci e paglia, a parte la testa che viene cucita sul corpo e disegnata nei più piccoli particolari. Una mano tiene un sacchetto colmo di pietre che simboleggia i 30 argenti. Successivamente, il fantoccio verrà appeso all’esterno della chiesa, sul campanile o altrove su di un filo teso. Resterà in quella posizione fino a mezzogiorno del Sabato Santo, quando sarà bruciato con urla e improperi sino al momento in cui cominciano a suonare le campane per la Prima Resurrezione. La notte del Giovedi Santo tutte le donne, giovani o anziane, si siedono vicino al Crocifisso ed iniziano a cantare “il Mirologo di Cristo” (Logo Funebre di Cristo) che viene tramandato da generazione in generazione da moltissimi anni. Il Logo Funebre dura circa un’ora ed è contraddistinto da una sua particolare melodia, un misto di canto bizantino ed una triste canzone popolare. Il Venerdi Santo, si crea un’atmosfera unica quando gli Epitaffi, alcuni con tipici addobbi floreali ed altri ornati da tessuti di cotone si schierano uno dopo l’altro e le varie processioni seguono i rispettivi parroci con le candele accese. Tutti sfilano davanti al Despote che alla Cattedrale li attende per benedirli; poi tutti faranno ritorno alle rispettive parrocchie. Il Sabato Santo, nel momento in cui durante la messa si leggono le profezie ed il sacerdote inizia a dire “Dio è Risorto”, tutti i presenti applaudono e si diffonde un senso di gioia e di soddisfazione. Dopo la messa segue la tradizionale preparazione degli agnelli per il banchetto pasquale: vengono riempiti con riso e fegatini a pezzetti, messi ad arrostire in uno speciale contenitore di argilla detto “manoùri”. Alle 12.00 esatte rintoccano contemporaneamente le campane di tutte le chiese mentre dalle montagne scoppiano carichi di dinamite dette “LOUKOUMIA”, usanza del periodo della sottomissione turca. Il giorno dopo Pasqua, di pomeriggio la gente si riunisce nella piazza del porto, dove viene rappresentata come nei tempi antichi la partenza dei pescatori di spugne (“sfungarades”). Le navi vengono benedette e si festeggia con danze e canzoni popolari. (Tel.COMUNE 02430/22033) 

            KARPATHOS: l’usanza più caratteristica è quella del “Byzante”: l’agnello, solitamente cotto allo spiedo, viene riempito di riso, interiora e granoduro (“pligouri”). La preparazione viene effettuata il Sabato Santo; successivamente l’agnello viene messo nel tipico forno isolano, chiuso con fango e argilla. Il giorno di Pasqua viene aperto e si festeggia con vino locale e danze popolari. Nella Comunità di Menetòn, il giorno di San Giorgio si festeggia il “Lakì”. I Lakiòtes si riuniscono sulla collina omonima ed ospitano tutti gli stranieri, ma anche gli abitanti dei villaggi vicini ai quali offrono vino e agnello; poi, gettano dinamite nel burrone. (Tel.COMUNE 02450/22427) 

            KOS: Mentre gli adulti si dedicano ai preparativi pasquali ed alle tradizioni religiose, i giovani prendono grandi chiavi, come quelle usate per le classiche serrature di un tempo, legano la chiave da un capo della corda e dall’altro mettono un chiodo. La chiave viene riempita con polvere da sparo ed il chiodo collocato nel buco della chiave. La sera della Resurrezione tirano la chiave con forza contro il muro per farla scoppiare e provocare un rumore assordante. Altri, invece, tagliano lunghe strisce di carta e mettono alle loro estremità polvere da sparo ed una miccia avvolta in un triangolo cosicchè fuoriesca. Questa viene accesa non appena il sacerdote pronuncia la frase “CRISTO E’ RISORTO”. La mattina del Sabato Santo, la chiesa viene addobbata di bianco e adornata con fiori di montagna profumati chiamati “karagània” o “lambrès” (fiorellini viola profumati). Le casalinghe preparano le “lambròpittes” (tipici cakes) e riempiono l’agnello. I giovani preparano il fantoccio di Giuda con vecchi stracci, mettono nelle sue mani il motivo del suo tradimento, cioè un sacchetto con 30 sassolini e lo appendono alla porta della chiesa. Appena il sacerdote pronuncia “CRISTO E’ RISORTO” iniziano a sparare contro il Giuda fin quando gli stracci non prendono fuoco ed il fantoccio brucia come un grande cero. (Tel.COMUNE 02420/28420) 

            SYMI: La Domenica di Pasqua viene appiccato il fuoco al fantoccio di Giuda al suono della musica; la marcia sfila trionfale dalla strada principale del villaggio e scende sino alla spiaggia. Successivamente alcuni complessi musicali in abiti tradizionali ballano danze tipiche nella piazza del molo ove brucia il fantoccio del Giuda. (Tel.COMUNE 02410/71817) 

            SKIATHOS: L’isola è uno tra i pochi posti in Grecia che mantiene la Liturgia di Agion Oros per quanto riguarda gli orari delle Sante Messe. In questo modo, la processione serale dell’Epitaffio comincia alle prime ore del Sabato Santo (alle 01.00). Alle 04.00 escono gli Epitaffi per la processione. Un “brostaris” (persona che precede) recita ad alta voce i canti religiosi lamentosi seguito dai canti di tutta la gente. L’Epitaffio scende attraversando le viuzze dell’isola con le pittoresche casette dalle luci accese. I giardini sono illuminati da candele e incenso profumato che brucia creando un’atmosfera unica. Arrivando nei pressi della Chiesa ton Trion Ierarchòn (Dei Tre Prelati), i fedeli delle due chiese si riuniscono e tutti i insieme procedono in processione lungo l’isola rientrando nelle proprie chiese alle 05.30. A questo punto i sacerdoti fanno la rappresentazione della “Discesa di Cristo all’Erebo” e mentre si celebra l’ “Arate pylas” (“Apritevi Porte”), il sacerdote apre la porta di uscita della chiesa battendo con forza il suo piede. Poco prima dell’alba nessuno si è ancora recato a dormire in quanto il Sabato Santo è destinato agli ultimi preparativi prima della Resurrezione. (Tel.COMUNE 04270/22022) 

            THASSOS: Nella Comunità di Limenaria si conserva ancora l’antichissima usanza del “Bagnami oh Aprile” festeggiato il martedi dopo Pasqua. Complessi musicali provenienti da tutta la Grecia si esibiscono in danze popolari. (Tel.COMUNE 05930/22118) 

            ETOLIKO: Il Venerdi Santo molti pellegrini visitano la Chiesa Kimiseos Theotokou (Assunzione) dove si trova l’Epitaffio, cimelio del XIII°-XIV° secolo. Sempre nella stessa chiesa è presente l’icona della Madonna, che secondo gli studiosi di storia bizantina è opera di Luca Evangelista. Dalla mattina del Sabato Santo sino a tarda sera nella piazza centrale vengono rappresentate tutte le usanze degli abitanti. La Domenica di Pasqua ogni quartiere diviene una grande “taverna” all’aperto, si mangia carne arrosto, antipasti tipici, si beve vino e si ballano danze tipiche. (Tel.COMUNE 06320/22233) 

            AMFIKLEIA: A Dadì si rivive una tipica Pasqua di Roumeli (zona della Grecia Centrale). In ogni quartiere si creano delle “buche” dove saranno arrostiti i moltissimi agnelli. Vengono offerti uova, vino e dolci. Il Martedi dopo Pasqua si festeggia la Santa Gerusalemme, che si trova all’ingresso del burrone “VARSAMO”. Dopo la messa l’Associazione Popolare esegue danze folkloristiche in località ALONAKI con distribuizione di formaggi freschi, vino e uova rosse. (Tel.COMUNE 02340/22216) 

            ARACHOVA: Il giorno di Pasqua alle prime ore del pomeriggio ha inizio la processione dell’Icona di San Giorgio a cui prendono parte 500 persone vestite con abiti tipici. Il giorno dopo viene organizzata una corsa su strada per anziani (strada in salita) con partenza dalla Chiesa di San Giorgio ed arrivo sulla collina. Seguono danze tipiche a cura di gruppi femminili e gare d’abilità. (Tel.COMUNE 02670/31250) 

            LEVADIA: La “Pasqua di Livadià” diventa ogni anno più tipica a causa del famoso “lakkon” (buca). Dopo la Resurrezione e prima dell’alba tutti gli abitanti, e soprattutto i giovani restano in piedi per la preparazione del fuoco, che richiede esperienza tecnica e molta attenzione. Uno di loro, facendo il segno della croce, appicca il fuoco al mucchio con la candela della Resurrezione. Appena pronto il fuoco, nelle buche si lasciano i carboni ardenti sopra i quali verranno arrostiti gli agnelli pasquali. I festeggiamenti durano sino a sera inoltrata e terminano con balli di gruppi folkloristici e fuochi d’artificio. (Tel.COMUNE 02610/25330) 

            NAFPAKTOS: La sera del Venerdi Santo una grande folla segue la processione dell’Epitaffio che parte dal porto dove nelle fessure delle mura Castello, sono state collocate a forma di croce delle fiaccole, che illuminano tutto il porto. Questa è un’usanza molto antica, che rievoca in questa atmosfera mistico-religiosa l’eroico sforzo del polveriere Anemogiannis per cannoneggiare la flotta turca in quel luogo. (Tel.COMUNE 06340/27239) 

            IERISSOS (PEN.CALCIDICA): L’usanza pasquale più sentita è quella festeggiata il Martedi dopo Pasqua nell’omonima località sulle colline. Dopo la messa di requie si dà inizio alle danze. Tenendosi per mano tutti gli abitanti arrivano a formare una fila lunga 400 metri. Si cantano e ballano canzoni pasquali e tutto termina con il ballo “KANGHELEFTO”, rappresentazione del massacro di 400 abitanti di Ierissos avvenuto per mano turca durante la Rivoluzione del 1821. Il ballo passa sotto l’arco di alloro dove due giovani tengono alte le loro spade. Il ballo termina quando la fila si divide e ogni parte sfila di fronte all’altra per salutarsi. A tutti vengono offerti il tipico caffè “grafitikon”, bollito in un grande pentolone, i tradizionali ciambelloni pasquali “tsourekia” ed uova. Nel pomeriggio il ballo ricomincia nella piazza centrale del paese. (Tel.COMUNE 03770/22494) 

            ALMYROS (VOLOS): Sul Monte OTHRYS, 20km dalla città di Almiros, all’interno di un bosco di querce, il doppio Monastero XENIAS (Superiore & Inferiore) è un cimelio dell’Ortodossia. La sua costruzione iniziò il 1200 d.C. sopra i resti di un antico tempio ellenico, mentre il 1600 d.C. venne costruito anche il Monastero Inferiore purtroppo distrutto dal terremoto dell’80 (è stata restaurato solo il tempio). Qui, il Venerdi Santo la funzione della DEPOSIZIONE dalla Croce viene vissuta dalle 15.00, quando il corteo di fedeli risale la collina del GOLGOTA ove si trovano le Tre Croci con le effigie di Cristo e dei ladroni. Un monaco deposita il Corpo Santo che viene poi tumulato in una grotta chiusa da una grande pietra. (Tel.COMUNE 04220/23068, Monastero Xeniàs Tel.04220/94265 possibile ospitalità

            LITOCHORO: La sera del Giovedi Santo vengono addobbati gli Epitaffi ad opera di ragazze nubili che per tutta la Quaresima si sono dedicate agli ornamenti con fiori di tessuto. Il Venerdi Santo al bazar avviene l’incontro degli Epitaffi accompagnati da gruppi coristi locali. (Tel.COMUNE 03520/81263) 

            PETROKERASSA: In Macedonia la Croce Sacra viene trasportata dal monastero di Xeropotamos di Aghion Oros, dove è custodita, al villaggio di Petrokerassa (Tel.03930/71216). Il villaggio detiene il “diritto sacro”, unico al mondo, di ospitare la Croce dalla Domenica delle Palme al Lunedi Santo. Tutto ciò avviene in memoria della fine della pestilenza che colpì il paese nella metà del XVIII° secolo. 

            KALAMATA: Qui l’usanza che si tramanda, derivata dalle battaglie per la liberazione del 1821, è quella della gara dei “bouloukia” (branchi). I concorrenti, vestiti con costumi tipici e armati di saette, cioè tubi di carta pieni di polvere da sparo, si dedicano a questa battaglia, che si svolge nello stadio Messiniakos, la Domenica di Pasqua, con grande partecipazione del pubblico. Si rivive quindi l’eroica battaglia degli abitanti del Peloponneso inizialmente armati soltanto di saette e polvere da sparo. Una Commissione stabilirà i vincitori della battaglia secondo criteri di vestiario, armamenti, scoppi, resistenza, etc. (Tel.COMUNE 07210/22651) 

            LEONIDION: L’usanza più spettacolare è quella delle mongolfiere (di carta, fatte a mano) illuminate, lanciate in cielo dai fedeli delle varie parrocchie la sera della Resurrezione. Contemporaneamente fuori della chiesa, si dà fuoco al fantoccio del Giuda e la Domenica i festeggiamenti continuano con balli e cibo a volontà offerto dal Comune, nella piazza della città. Il Lunedì decollo dalla piazza centrale di altre mongolfiere. (Tel.COMUNE 07570/22214) 

            MONEMVASSIA: Nella Chiesa del Cristo Trascinato, ove si celebrano tutte le messe pasquali. Spettacolare la processione dell’Epitaffio attraverso le viuzze lastricate della cittadina medievale. Il pomeriggio della Domenica di Pasqua, intorno alla Chiesa, si dà fuoco al Giuda, un fantoccio formato da paglia e legno dentro il quale vengono collocati materiali infiammabili. (Tel.COMUNE 07320/61222) 

            TRIPOLIS: La Domenica di Pasqua tutta la città viene coperta da una fitta folta coltre di fumo alzatasi dai fuochi accesi subito dopo la mezzanotte. La mattina presto, iniziano i grandi festeggiamenti con la partecipazione di gruppi di ballo, mentre i locali ed i visitatori celebrano la tradizionale “kleftourià” (ladrocinio). Vengono offerti agnello, vini tipici di Tripoli, uova rosse, biscotti “koulouria” e antipasti. (Tel.COMUNE 0710/222235) 

            MEGARA: Il Martedi dopo Pasqua si festeggia il “Ballo della Trata”. Secondo la tradizione, gli abitanti chiesero al Pascià che venisse loro concesso di costruire una chiesetta. Il Pascià diede loro il permesso a condizione che iniziassero la costruzione della chiesa di mattina e terminassero la sera: altrimenti, li avrebbe uccisi. Gli abitanti riuscirono a terminare la costruzione a mezzogiorno e la dedicarono a San Giovanni il Galileo. Da allora, in questo punto, dopo la sacra messa si tengono i festeggiamenti a cui partecipano orchestre popolari locali, che danzano il tradizionale ballo della Trata. (Tel.COMUNE 02960/27007) 

ANTICHE USANZE LOCALI ANCORA VIVE, DURANTE LA SETTIMANA DI PASQUA: 

E’ certo che le tradizioni religiose popolari elleniche provengono dalla vita dei pastori e dei contadini dei villaggi ed ancora oggi restano vive nel cuore di tutta la popolazione. 

LUNEDI: KASTORIA, i primi tre giorni della Settimana Santa non si mangia nulla, soltanto la sera si beve un poco d’acqua, in modo particolare le ragazze, in quanto credono che “il cuore digiuno recepisce un augurio e così credono di trovare uno sposo”. PAROS, le campane suonano mestamente per tutta la settimana e la gente viene invitata con gli altoparlanti ad assistere alla messa dal Lunedì appunto. LIMNOS, la Settimana Santa o “Lambrighià”, essendo Cristo crocefisso, si smonta il telaio per la tessitura. MARTEDI: SPARTA, si assaggia tutte le mattine una piccola porzione di farina “benedetta”. TRACIA ORIENTALE, non si lava con il sapone e non si riversa acqua saponata per il cosiddetto “Un’Ovressa riversò sulla strada acqua saponata, passando il Cristo scivolò e fu catturato”. MERCOLEDI: ATENE, nei tempi passati, la sagrestana passava da casa in casa raccogliendo farina che poi faceva fermentare senza lievito, quindi portava il tutto al prete che lo appoggiava su di se il Probo Legno (Croce) e questo rappresentava il lievito dell’anno. GIOVEDI:KALAVRYTA, di prima mattina, le fanciulle libere stendono gli oggetti che fanno parte della “prika” (dote) sulle cascate, credendo che la Mercè di Pasqua li benedirà per presentare loro lo sposo così tanto desiderato. MACEDONIA OCCIDENTALE, i biscotti tipici “koulouria” vengono portati in chiesa per i vivi; non appena terminata la funzione, vengono distribuiti a tutti per il buon augurio. RODI, alla lettura dei Dodici Vangeli, si accendono i fuochi con i ceppi degli alberi così i più giovani procedono ai salti bruciando contemporaneamente il “Marzo” (usanza primaverile per la protezione dalla scottatura dai raggi solari). CEFALONIA, le donne prendono una cintura, la legano intorno ai fianchi ed appena terminato ogni Vangelo preparano un nodo e pregano per la realizzazione dei loro desideri. KASTORIA, si inviano doni al suocero, al padrino, etc. detti “paschaliès” che comprendono due porzioni di agnello, due “tsourekia”, uova 12 o 24 (senz’altro numero pari) e zucchero. SPARTA, la candela dei Dodici Vangeli, “quello che resterà spenta, viene conservato e l’inverno quando piove forte o c’è un temporale, la accendono per evitare i fulmini”. TRACIA ORIENTALE, la donna in dolce attesa raccoglie un chiodo da ognuna di 41 donne sposate da poco e lo stesso giorno un forgiatore le confeziona un braccialetto e così si allontana il male dal bambino che deve nascere. VENERDI: MYTILINI, dopo la Processione segue lo “scippo” dei fiori, i locali credono che questi fiori siano miracolati e che acquistino maggiori virtù miracolose quando sono “rubati”. SERRES, durante la Processione davanti alla porta di casa viene collocato un piatto con semi germogliati. L’antica usanza dei “giardini Adonei” è ancora viva, quando le donne sul letto funebre, insieme all’effigie di cera di Adone “perduto”, mettevano delle piante nei vasi. KARPATHOS, colui che ha recentemente perso un parente, questa sera prende una candela e la accende sull’Epitaffio in modo che Cristo la possa portare nel “Basso Mondo” e accenderla innanzi al parente deceduto. KASTANOFYTO KASTORIAS, i bambini del paese prendono dalla chiesa la rondine (effigie di piccione in legno) tenendola in alto su un legno e addobbandola con dei fiori. Di seguito girano di casa in casa e raccolgono regali, uova rosse o denaro. PAROS, tipica usanza è il bacio delle candele dell’Epitaffio; quando il tempo è burrascoso, piove o tuona, le accendono per augurarsi la fine del maltempo. SABATO: YDRA, poco prima della Resurrezione, le casalinghe sollevano le chiocce dalle proprie uova e quando termina la funzione le ripongono su di esse. KORONI, nel momento in cui il prete lancia in chiesa gli allori e suonano le campane, coloro che non hanno un’arma rompono una pignatta oppure un vaso. Le donne prendono le foglie di alloro sparse dal prete dopo aver detto “ANASTA O KYRIOS” (Il Signore è Risorto) e le conservano per i topi. METRES (TRACIA), il prete celebra il “requiem” presso le tombe e le donne distribuiscono uova, lampade al mosto e noci ai giovani. DOMENICA: SKOPELOS, tutti in piazza bruciano l’effigie di Giuda. CORFU’, si lavano il viso e le mani per purificarsi dai peccati.

“IL TRADIZIONALE AGNELLO ALLO SPIEDO (OVELIAS)” 

 L’agnello arrostito su rami secchi e brace è un’usanza antichissima che risale all’epoca in cui un incendio casualmente bruciò molti animali. Questo fatto fu menzionato per la prima volta da Omero. Gli eroi omerici, dopo il sacrificio agli dei, arrostivano le carni sacrificate sui carboni ardenti e poi si riunivano per banchettare. La tradizione della carne arrosto, ed in particolare quella dell’agnello, si tramanderà nel corso dei secoli fino a toccare il culmine durante il periodo dell’occupazione turca. I ribelli, sparsi sulle montagne, avevano per cucinare come unica possibilità la brace. Si tratta di un metodo semplice, che richiede soltanto uno spiedo (“souvla”) metallico o un ramo d’albero, un pò di origano e alcuni condimenti. I ribelli ci hanno, invece, tramandato un modo molto particolare di preparazione, il cosiddetto “kleftiko” (nascosto), che deve la sua origine ad un caso del tutto accidentale. Un tempo, mentre in un rifugio di ribelli si stava arrostendo l’agnello, ci fu un attacco improvviso da parte dei Turchi. I ribelli, per non perdere l’arrosto, lo gettarono subito in una buca insieme ai carboni diventati cenere ardente e poi lo sotterrarono. Dopo alcune ore, alla fine della battaglia, ritornarono al loro posto e frettolosamente riportarono alla luce l’agnello per terminare la cottura. Non appena però, tolsero la copertura constatarono che l’agnello era cotto perfettamente ed aveva un sapore squisito. Questo è il metodo di cottura detto “kleftiko”, usato nella maggior parte delle località greche ed ormai quasi del tutto insostituibile. Il giorno in cui la cottura dell’agnello allo spiedo diventa un vero e proprio rito è la Domenica di Pasqua. In tutta la Grecia, i cortili, i campi ed ogni spazio all’aperto vengono occupati dallo spiedo e dai “partecipanti al banchetto”. Le interiora dell’agnello sono già state usate per la zuppa del giorno precedente, la tradizionale “maghiritsa”, oppure vengono fatte sempre allo spiedo per il “kokoretsi” (interiora allo spiedo). Lo spiedo gira lentamente ed un aiutante passa di tanto in tanto sul corpo dell’agnello arrostito una foglia impregnata del tradizionale “ladorigani” (misto di olio ed origano) e limone. La cottura dell’agnello pasquale è una funzione sacra ed una festa. Qualsiasi passante può avvicinarsi e prendere il suo assaggio accompagnato da un bicchierino di vino per scambiarsi gli auguri (“chrònia pollà” = tanti auguri). In alcune città della provincia, come Amfissa, Lamia, Levadia ed Arachova, gli spiedi vengono allineati sui marciapiedi e il turista che passa può acquistare anche l’intero agnello per assaporare l’Ovelia (mettere allo spiedo) e la Pasqua (chiamata anche “Lambrì”) ellenica. A Creta, lo spiedo non viene preparato solo per la Pasqua, ma anche per tutte le altre feste nazionali. Così è per la vendemmia o durante il periodo della mungitura delle pecore (30 Giugno), dove il tradizionale arrosto viene accompagnato dalla bevanda tipica chiamata “tsikoudià”. Gli abitanti dei paesi esaminano le ossa della scapola dell’agnello e, a seconda dei segni che vi trovano sopra, prevedono eventi geologici, politici o sociali. Questa è un’usanza tramandata dagli Antichi, che ritenevano le rigaglie degli animali sacrificati aruspici infallibili, in grado di leggere il destino di persone e di popoli.

© Ministero del Turismo – Ente Nazionale Ellenico per il Turismo 2007

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